La terapia con l’EMDR: un’esperienza trasformativa per affrontare le esperienze dolorose e traumatiche.

Di fronte a esperienze traumatiche, che hanno generato la sensazione di non sentirsi  al sicuro e di sentirsi in qualche modo in pericolo, a volte, si può reagire con tre reazioni inconsapevoli; che sono  automatismi:  si può rimanere bloccati e paralizzati (tale reazione viene denominata freezing), si può fuggire dal pericolo non sentendosi in grado di fronteggiarlo, (tale reazione è denominata flight); oppure si può attaccare ciò che minaccia la nostra integrità, sentendosi sufficientemente  forti per affrontarla (tale reazione è denominata fight).

Queste sono tre reazioni istintive della specie umana e di ogni specie animale; tuttavia, vi è un altro modo di reagire: si può rispondere al pericolo elevando sé stessi al di sopra delle reazioni istintive, e naturali ponendosi in una zona di auto osservazione di sé, che consente di vedere senza farsene travolgere, la situazione pericolosa, per scegliere di agire diversamente e elevarsi a un livello superiore. Uno psicologo, di nome Viktor Frankl, definì ciò come la capacità di “auto trascendersi”, cioè la capacità di superare sé stessi e andare al di là delle reazioni umane naturali quali la fuga, l’attacco e il pietrificarsi. Costui per sua propria scelta di fronte all’ alternativa di fuggire o di essere deportato in un campo di concentramento, non fu sopraffatto, né dal desiderio di fuggire, né di arrabbiarsi contro il proprio destino , né di paralizzarsi, quanto piuttosto si fece prendere dalla capacità di andare al di là di sé stesso e di pensare a chi, non aveva avuto l’opportunità di fuggire, e si lasciò ispirare da ciò che sentiva dentro che era più forte della paura. Egli, nonostante ottenne un visto per l’espatrio, decise di non abandonare i propri genitori e scelse di essere deportato insieme a loro.  Successivamente confermò la sua decisione di intraprendere la sua attività di psichiatra anche nel lager per rimanere a disposizione dei compagni deportati.

L’EMDR è una terapia che nasce con un intento simile: impedire che le paure e gli automatismi legati ad esse possano sopraffare l’uomo al punto da impedirgli di difendersi di fronte al pericolo; di fronte a ciò a cui si è rimasti impotenti e inermi,  di fronte ad accadimenti naturali, di fronte a terremoti, a guerre, a violenze e/o alle disattenzioni nelle relazioni, nascono risposte possibili e alternative differenti.

Tale tecnica venne introdotta per la prima volta nel 1989 da Francine Shapiro, e venne ampiamente utilizzata   con i veterani sopravvissuti alla guerra del Vietnam. Allora era semplicemente denominata EMD,  Eye Movement Desensitization. In questa prima fase si concentrava esclusivamente su un trauma specifico, e ogni volta che la persona spostava la concentrazione dall’elaborazione del trauma, veniva riportata al trauma originale, per farla focalizzare su di esso.  L’EMDR, si libera da questa elaborazione restrittiva e da modo alla persona di collegare, al trauma per il quale si chiede aiuto, tutte quelle idee che sono ad esso interconnesse, quasi ad avere un filo che unisce e integra con i giusti collegamenti le esperienze della vita di una persona. Ciò consente di avere un quadro ampio e integrato della storia di una persona, permettendole di trovare anche il senso della propria identità personale. L’EMDR Si sviluppa negli anni e mentre all’inizio si occupa soltanto di un trauma specifico, successivamente si allarga a tutti i disturbi correlati alle esperienze traumatiche della vita di una persona. Potremo dire che il passato traumatico, associandolo a esperienze nuove, risananti, si trasforma e ciò che consente di affrontarlo con occhi nuovi. L’esperienza dell’EMDR è articolata in otto fasi e prevede che si elaborino le concezioni negative di sé, le emozioni non affrontate del passato e le esperienze corporee disturbanti derivate dalle esperienze traumatiche. Attraverso l’EMDR si riesce ad accedere a una vasta gamma di informazioni e di ricordi, che vengono per così dire interconnessi, e integrati e si riesce a trasformare un vissuto traumatico, e doloroso  per prenderne distanza e risistemarlo alle proprie spalle,[1]  sia che le esperienze traumatiche siano fatti importanti e devastanti, sia che i traumi consistano di esperienze relazionali quotidiane legate al non sentirsi valorizzati, stimati e riconosciuti; essa nasce con l’idea di poter rivedere con occhi nuovi le realtà dolorose, e di poter fare delle esperienze riparative e trasformative.  Mentre i primi possono essere definiti traumi con la T maiuscola, i secondi vengono denominati traumi con la t minuscola e sono quelli che hanno ferito un po’ alla volta, giorno dopo giorno. La paura può quindi essere trasformata in due tipi di reazioni: da un lato può generare degli automatismi, dall’altro lato può portare a scegliere di elevarsi al di sopra di essa. Potremo dire che l’EMDR facilita l’ elaborazione di una gamma di risposte alternative alla fuga, all’attacco, e alla pietrificazione; tuttavia,  ripercorrendo quegli eventi del passato che hanno dato luogo agli automatismi, facilita la ricerca di risposte alternative, più adattive verso ciò che è accaduto, risposte alternative alle tre reazioni automatiche, avendo la percezione di poter reagire e di difendersi, e, direbbe colui che è il padre della moderna psicotraumatologia, Pierre Janet, di poterne uscire in modo onorevole.[2] Nel mondo animale è semplice riprendersi, dopo che si è subita una aggressione, poiché gli animali  hanno la capacità di scaricare con facilità quel surplus  di energia, che si genera di fronte a una minaccia attraverso un semplice movimento, quello di scuotersi.[3] Tutti i giorni stando in libertà, molti animali subiscono degli attacchi, delle minacce alla loro vita, eppure ciò non impedisce loro di rimettersi in corsa. Dopo avere subito un attacco, si è notato che essi ripartono dopo essersi dati una scossa. Si intravede lo stesso comportamento quando i ranger rimettono in libertà gli animali: quelli che sopravvivono sono quelli che compiono tale movimento di scuotimento del loro corpo, prima di essere rimessi in libertà. Questo comportamento permette di scaricare la tensione (a differenza degli esseri umani, che spesso accumulano lo stress).

Una volta che la gazzella ha eliminato la tensione e lo stress dati dalla paura, torna a pascolare come se nulla fosse accaduto.   Nell’uomo, la quota di emozioni attivate al momento del trauma, per scappare, per fuggire, o per freezarsi, può rimanere bloccata sotto forma di memoria corporea, e si trasforma, in tensione muscolare, o in altre forme di sintomi psicologici e in qualche modo comunque è il corpo che accusa il colpo. [4]

Mentre la liberazione di quelle energie tra gli animali è semplice, tra gli umani occorre rimettere in circolo quelle energie attraverso la relazione terapeutica che favorisce la rivisitazione del passato traumatico verso il quale si ha necessità di dare delle risposte differenti, alternative e più efficaci. E la rivisitazione del passato, non ha bisogno di esprimersi attraverso il soffermarsi su un resoconto verbale di ciò che è realmente accaduto, piuttosto attraverso un veloce fluire di idee e di immagini che consente di ridurne l’angoscia, sovrapponendo ad esse delle azioni alternative non angoscianti, realisticamente attuabili. Se da un lato si chiede di ricordare il momento traumatico dall’altra parte si chiede di lasciar fluire velocemente quelle immagini, nella attesa che nella propria mente, nuove e efficaci reazioni sostituiranno le vecchie. Vi è una ricorrente domanda “Cosa nota ora? E vada avanti su questo”. Il susseguirsi dinamico di nuove immagini a partire da queste domande, si intreccia alle immagini reali del vissuto traumatico del passato, per il quale si rimane via via sempre meno angosciati, e si prende distanza da esso.  Il corpo prende nuovamente a non rispondere in modo teso di fronte al comparire del ricordo disturbante. Quando si generano nuove immagini interiori confortanti si giunge alla calma e a un senso di pace interiore verso l’evento passato, che può essere notato con un salutare distacco. Tutto ciò è legato a un non scontato senso di fiducia.  La psicoterapia che utilizza l’EMDR da modo di riappropriarsi di quella creativa fiducia che consente di non sentirsi sconfitti, né abbattuti, né privati della capacità di poter utilizzare ragionevoli difese al momento in cui compare un pericolo, una minaccia, un evento imprevisto e doloroso. Una componente saggia e creativa, che trova la propria collocazione spaziale in un “Inconscio Saggio”, da modo di credere che anche le esperienze più terribili e paralizzanti possono essere trasformate, e messe alle spalle, e ricordate senza più mettere in atto automatismi di fuga, rabbia o di freezing, riportandosi a vivere pienamente.

Anche certe esperienze relazionali a volte generano riposte traumatiche. L’Emdr favorisce il fornire risposte nuove alle esperienze relazionali dolorose e angoscianti e frustranti, generando nuove convinzioni sul proprio modo di percepirsi nella relazione con l’altro, via via più forti.

L’esperienza dell’EMDR consta di 8 fasi e utilizza la stimolazione oculare, bilaterale; va eseguita insieme a un terapeuta qualificato e va scoraggiato qualunque utilizzo fai da te inappropriato dei movimenti oculari.

Dr. Pierfrancesco Pisano, 5 Maggio 2026.

[1] Daniela Petrilli, EMDR. Desensibilizzazione attraverso i movimenti oculari. Caratteristiche distintive. Milano, Franco  Angeli 2014.

[2] Francine Shapiro, Margaret Silk Forrest: EMDR una terapia innovativa per l’ansia e lo stress, Roma, Astrolabio, 1998.

 

[3] Peter A. Levine: Somatic experiencing, Esperienze  somatiche nella risoluzione del trauma, Roma, Astrolabio, 2010.

[4] Bessel Van Der Kolk: Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015.

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