Le cefalee si classificano in “primarie” e in “secondarie”. Si dicono primarie in quanto non dipendono da altre patologie. Le cefalee primarie rappresentano circa l’85-90% di tutte le cefalee. Mentre quelle secondarie rappresentano il 10%, e sono dovute a neoplasie, emorragie e processi infiammatori a danno dei tessuti. La diagnosi medica, perciò, per escludere queste patologie è d’obbligo. Quelle non dovute a danni biologici, sono due, le une legate a tensioni muscolari, le altre alla vascolarizzazione. Quelle dovute alle tensioni muscolari, sono date da contrazioni dei muscoli del capo, del collo e del cuoio capelluto.
Quelle dovute a una vascolarizzazione deficitaria, dipendono da variazioni del flusso sanguigno. La maggior parte delle cefalee, sono di tipo misto e vi è, sia un problema di vascolarizzazione, sia un problema di tensione muscolare. Le persone che soffrono di mal di testa, di tipo cronico, hanno determinate fasce muscolari, permanentemente contratte. Quando le persone con queste cronicità, sono sotto stress, basta una lieve variazione della tensione muscolare per percepire il dolore. Il tessuto muscolare, delle zone di cute in tensione, è modificato, è più duro ed è pieno di un liquido costituito da un accumulo di zuccheri. Si verificano anche variazioni nel flusso sanguigno. È presente una vasocostrizione in risposta allo stress, prima a livello superficiale sulla cute, che poi si estende in profondità alle arterie del cranio. In questa fase, possono comparire difetti della vista e nausea, in risposta alla vasocostrizione. Si parla di cefalee con aurea (un semicerchio non uniforme in uno o entrambi i campi visivi, durante il quale non vi è dolore, che preannuncia la comparsa del mal di testa). La vasocostrizione e i deficit visivi caratterizzano la fase precedente del mal di testa vero e proprio. Questo compare, a tutti gli effetti, quando si giunge alla vasodilatazione delle arterie del cranio. E’ in questo momento che la soglia del dolore si abbassa, e, in seguito al rilascio di catecolamine si percepisce il mal di testa. La preoccupazione, e il pensiero di poter incorrere nella cefalea, genera la tensione muscolare, cosicché non è più necessaria la presenza di stimoli esterni per giungere alla tensione. Si verifica un circolo del dolore, che si autoperpetua senza la presenza di un fattore esterno scatenante. I soggetti, che ne soffrono da circa dieci anni, non sanno più identificare il fattore scatenante, a differenza degli esordi. Riferiscono semplicemente che il mal di testa viene. Per questo è utile avere un diario, nel quale monitorare i fattori scatenanti, e identificarne da quattro a sei. Insieme ad essi, nel diario, si annotano le ore del giorno in cui compare la cefalea, e anche, le regioni del cuoio capelluto che entrano in tensione. Più il paziente riduce la tensione muscolare, più l’intensità del dolore diminuisce. Per consolidare tale lavoro, è utile praticare esercizi di decontrazione muscolare per diverse settimane. Quest’ ultimo dato è relativo agli studi ottenuti con il biofeedback, attraverso l’ausilio dell’elettromiografo, che misura la tensione muscolare in microvolt.
In secondo luogo, occorre imparare a controllare la attività vasomotoria del cervello, la vasodilatazione e la vasocostrizione. Per fare ciò si chiede alle persone di chiudere gli occhi e di utilizzare intensamente la propria immaginazione, e di visualizzarsi per esempio mentre ci si sfrega le mani davanti a un fuoco. Dopo qualche minuto, si chiede loro di aprire gli occhi e di verificare quanto effettivamente la temperatura nelle dita è variata. A volte si verifica una differenza nell’innalzamento di due gradi centigradi che si riesce a portare nelle differenti parti corpo, dalle dita delle mani, alle dita dei piedi e a parti sempre più ampie del corpo. Quando si è in grado di fare ciò, si è diventati esperti nel controllo della vasodilatazione e della vasocostrizione.
Un altro esercizio fondamentale è la respirazione diaframmatica. Imparare a inspirare ed espirare profondamente, tenendo le mani sull’addome e praticando questo esercizio per circa 20 minuti, produce un rapido innalzamento delle catecolamine, coinvolte nella riposta allo stress. Questo impedisce l’aumento delle sostanze che infiammano i tessuti. I pazienti devono concentrarsi sui movimenti del diaframma. Questo deve essere effettuato prima dell’attacco di mal di testa, in via preventiva diversamente esso peggiorerebbe.
Occorre quindi, saper gestire la cefalea anche nel momento acuto, al momento della sua comparsa. Per questa ragione, si chiede alle persone di individuare i sintomi antecedenti la cefalea; di solito si descrivono con un “sentirsi più strani” o si dice di provare nausea e alterazioni del campo visivo, in questo momento compaiono anche i pensieri che fanno credere di non poter fare nulla per contrastarla. In concomitanza di questi pensieri il mal di testa, come già detto, aumenta, innalzandosi la tensione muscolare. Perciò quando si inizia a riferire di sentirsi strani, si può iniziare a praticare la decontrazione muscolare. Se invece compaiono alterazioni del campo visivo è il momento buono per procedere alla modificazione del flusso sanguigno, attraverso gli esercizi di immaginazione del calore sulle dita; se invece giungono pensieri negativi, li possono contrastare attraverso pensieri opposti in un dialogo interno fiducioso.
L’uso dell’Ipnosi nel mal di testa
Diventa perciò fondamentale l’uso dell’ipnosi. Essa viene utilizzata nell’emicrania di origine vasomotoria e nella cefalea di tipo tensivo. Nel caso della cefalea di tipo muscolo- tensivo, l’ipnosi è efficace in quanto consente la decontrazione dei muscoli intorno al cranio. La tecnica più utilizzata è il rilassamento progressivo di tutta la muscolatura del corpo, per portarla in particolar modo sulla testa e sui muscoli interessati: si rilassano dapprima le zone del corpo meno contratte per poi estenderlo alla muscolatura della testa, sui muscoli dove si desidera portare il rilascio della muscolatura. L’ipnosi da parte dell’ipnologo deve essere associata all’autoipnosi da usare a casa. L’ipnosi si può utilizzare in modo sintomatico e allo stesso tempo preventivo. Utilizzata in modo sintomatico si agisce durante il singolo attacco, alla comparsa dei segnali premonitori; mentre utilizzata in modo preventivo, si riduce la frequenza e l’intensità degli attacchi in tempi successivi. La tecnica usata per l’emicrania consiste, come già anticipato, nello sfruttare la capacità di modificare, attraverso un training ipnotico, la temperatura delle dita, in modo che si possa utilizzare la vasodilatazione delle dita, e l’aumento della loro temperatura per riequilibrare il flusso sanguigno intracranico. In ipnosi si può ricorrere a un’intensa immaginazione durante una trance ipnotica e per esempio, si può immaginare di avere un misuratore della temperatura all’estremità delle dita, sulle quali progressivamente si visualizza tale innalzamento, oppure come scritto poc’anzi, si può immaginare di sfregare le proprie mani di fronte a una sorgente di calore.
Quando invece la cefalea è di tipo tensivo, ossia è legata alla contrattura dei muscoli intorno al cranio, si usa il rilassamento progressivo con riferimento in particolare alla decontrazione dei muscoli coinvolti.
Tutto ciò, richiede un esercizio costante di diverse settimane, e naturalmente una guida esperta, senza la quale non si deve procedere nella pratica di tali esercizi. Le guide che impartiscono questi esercizi in un contesto di psicoterapia devono avere svolto un training di quattro anni, all’interno di una scuola di specializzazione in ipnosi che abbia ricevuto il riconoscimento ministeriale.
1 Cfr.: A cura di Giuseppe De Benedittis, Claudio Mammini, Nicolino Rago: Blue Book, La guida all’ipnosi evidence based, Milano, Franco Angeli, 2018: Cefalee Primarie di Giuseppe De Benedittis pag 35-38.
2 Cfr.: Dalai Lama, Daniel Goleman: Le emozioni che fanno guarire, Milano, Oscar Mondadori, 2010, pag. 152-160


