I Miti greci e la loro utilizzazione nella psicoterapia.

Il termine mito in greco significa racconto, discorso, storia. Il mito è quindi una storia.

Sin dall’antica Grecia, il racconto e la rappresentazione dei miti hanno lo scopo di rendere l’uomo consapevole di come è fatto, con le sue paure, le sue emozioni, i suoi reali sentimenti e le sue contraddizioni. Nei miti vengono raccontate vicende sacre e le vicende umane sono descritte in relazione alle divinità. Le divinità greche hanno parecchie caratteristiche umane: provano invidia e gelosia, si adirano, e altrettanto spesso si muovano a pietà e a compassione. Si comprende l’importante ruolo che i miti possono assumere nella psicoterapia, poiché attraverso di essi si rivelano anche i penseri e i sentimenti più profondi non solo degli dei ma degli uomini. Attraverso i miti è quindi possibile conoscere e empatizzare con la più articolata natura dell’uomo. I Miti greci per questa ragione rimangono attuali e in essi ci si può ritrovare. In quelle storie si vede come le condotte di allora non sono dissimili dalle condotte umane attuali: si pensi alle volte in cui il dio Giove, compagno di Giunone, tradisce la sua compagna; lo stesso dio si fa prendere da un sentimento di amicizia verso l’amico Inaco.  Alcune divinità sono molto amorevoli e miti, votate persino alla verginità e alla castità, mentre altre, come Pan, appaiono istintive e a tratti, tutt’altro che benevole, salvo quando lo stesso Pan viene spinto da uno slancio creativo e la sua prorompente distruttività viene sostituita dalla musica del flauto di Pan. Esattamente come avviene nella psicoterapia, il mito greco permette di prendere in esame l’interiorità degli uomini rompendo le contrapposizioni tra buono e cattivo. Chi legge o partecipa alla rappresentazione scenica di un mito, può identificarsi in queste storie, e ciascuno proietta e ritrova un pezzetto di sé stesso, e dei personali moti e conflitti interiori. Nello stesso mito spesso si trova la soluzione e la cura: che l’aggressività e l’impulsività, la sessualità disordinata possano essere trasformate, è il mito di Pan a suggerirlo: da violento e capace di paralizzare i viandanti con le sue urla infernali, diviene un musico, che muta in melodia, il ricordo della ninfa che non può avere come compagna. Che la eccessiva centratura su di se’ si può modificare, è il mito di Narciso e Eco a indicarlo, tra le righe di Ovidio; e a suggerire ancora quanto la pietà e la compassione siano importanti per crescere come individui, è la ninfa di nome Io, la quale prima viene trasformata in animale e poi torna ad essere donna e infine diviene la dea Iside. Anche la persona più disperata, quando c’è qualcuno che si muove a compassione, può riprendere tutte le fattezze umane e trasformarsi nell’ essere divino che si cela in ogni essere umano, che è tale quando guarda in modo equilibrato dentro se stesso e fuori di se e riprende ad amare. Il mito di Pigmalione lascia intendere quanto credere e confidare in qualcuno, da modo di migliorarsi: in questo caso le fattezze disumane e fredde di una statua d’avorio acquistano il loro calore, per tutta la dedizione che un artigiano, Pigmalione riversa su di essa, e la statua diviene la sua donna amata. Nel mito di Narciso ed Eco ancora di più si comprende quanto sia importante cessare di pensare unicamente a se’ stessi per poter notare chi e che cosa c’è intorno: Narciso muore dopo avere rifiutato l’amore di tutti e essersi a lungo osservato nella pozza in cui era specchiata la sua immagine, mentre l’amore di Eco che tanto amava Narciso sopravvive ancora nel suono che si ode nelle valli. L’ insegnamento che se ne può trarre è che soltanto quando ci si apre a un “Altro” si cresce. E questo avviene  anche nella “trance” psicoterapeutica, intesa come trasformazione, un divenire, un fluire graduale di nuove idee, di nuove immagini di sé,  di percezioni dell’altro, in cui si attua un cambiamento interiore: non a caso la raccolta dei miti di Ovidio si chiama “Metamorfosi”. Ed è importane raccontare storie come i miti legati alla crescita, alla risoluzione delle contraddizioni dell’uomo, tanto ai bambini quanto agli adulti[2].

[1] Kereny, K. (1963), Gli dèi e gli eroi della Gracia.Milano:Il Saggiatore

[2] Publio O. N. (2017). Metamorfosi. Milano: Garzanti.

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